Settant’anni di leggi a tutela dei diritti delle donne

A cura dell’ avv. Vincenza Biasco

 

L’anniversario dei 70 anni della Costituzione, offre l’occasione per fare il punto sulle leggi approvate in Italia nella storia repubblicana a favore della donna; molto è stato fatto, ma ancora molto resta da fare per «rimuovere – come recita l’articolo 3 Cost.- gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il completo sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese»
Le donne sono state sempre protagoniste indiscusse della vita quotidiana, dei suoi spazi, a partire dalla casa familiare, segnati dalla ciclicità e dalla routine. Le donne sono state anche le protagoniste, nel corso degli anni, di una vera e propria rivoluzione del quotidiano, di una profonda trasformazione dei modi di vivere.
La presenza delle donne nel mondo del lavoro è una realtà consolidata nella nostra società. Con il passare del tempo la donna è riuscita ad occupare ruoli, anche importanti, nell’ambito lavorativo, ma ciò non è stato facile e, soprattutto, tanta strada deve essere ancora percorsa in tale direzione.
Fondamentale il terzo articolo della Costituzione Italiana grazie al quale l’ugualianza dei generi entrava di diritto tra i principi fondanti della neonata Repubblica, un lungo percorso dell’emancipazione femminile in Italia, dal punto di vista legislativo, una strada tortuosa, ma che da quel giorno del 1947 non si è più fermata.
La Costituzione Italiana festeggia settant’anni, molti obiettivi restano ancora da conquistare, in particolare in tema di parità lavorativa. E non è un caso se oggi i dati Istat testimoniano che siamo ancora ben lontani da una piena uguaglianza di opportunità.
La prima legge dedicata alle donne madri lavoratrici risale al 1950. Una norma che prevedeva, per la prima volta, il divieto di licenziamento nei primi mesi dopo la nascita del figlio e l’obbligo di risparmiare alle donne incinte lavori pericolosi e particolarmente faticosi. Gli interventi legislativi attraversano la storia del Paese e scandiscono la conquista di nuovi diritti. Basta pensare che fino all’approvazione della legge n.1441 del 1956, le donne italiane non potevano accedere alla magistratura. E si sono dovuti attendere altri sette anni per il vedere riconosciuto il pieno diritto ad accedere «a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie senza limitazioni di mansioni e di svolgimento della carriera». Dalla toga alla divisa. Per vedere le donne in Polizia l’Italia ha atteso un intervento legislativo del 1959.
Ma solo nel 1981 è stato consentito l’ingresso delle donne nei ruoli dell’amministrazione della pubblica sicurezza «con parità di attribuzioni, di funzioni, di trattamento economico e di progressione di carriera». Ed è solo con la legge 380 del 1999 che è stato permesso anche alle donne di svolgere il servizio militare.
Risalgono alla fine degli anni Settanta, invece, i primi interventi legislativi per garantire la parità di trattamento e limitare le discriminazioni. È stata la legge n.903 del 1977 a sancire il divieto di discriminazione nell’accesso al lavoro, nella formazione professionale, nelle retribuzioni e nell’attribuzione di qualifiche professionali.
Nel lungo percorso verso l’uguaglianza lavorativa tra uomini e donne, una tappa fondamentale è rappresentata dala legge 188 del 2007: il primo provvedimento contro la drammatica pratica delle dimissioni in bianco.
Tra gli obiettivi ancora da raggiungere, resta la parità in politica. Se da oltre settant’anni è stato riconosciuto il diritto di voto femminile, nelle nostre istituzioni rappresentative le donne restano ancora una minoranza. In questo caso, nonostante i ritardi, negli ultimi anni la situazione sta nettamente migliorando. La prima norma risale al 1993, l’accelerazione, però, è arrivata negli anni Duemila, quando diversi interventi del legislatore – ad esempio in tema di elezioni europee e regionali – si sono dedicati a garantire una maggiore presenza femminile a tutti i livelli (quote rosa).
Discorso a parte per tutti quegli interventi legislativi che hanno interessato il ruolo femminile nella famiglia e nella società. Interventi che hanno accompagnato l’evoluzione del nostro Paese e che, sono stati il frutto delle battaglie che negli anni Settanta e Ottanta hanno visto l’impegno di migliaia di donne riunite.
La società cambia, le leggi accompagnano le trasformazioni. Spesso con evidente ritardo. È un lungo percorso, che arriva fino agli interventi legislativi contro la violenza sulle donne – rispettivamente del 2001 e del 2009 – dedicati ai maltrattamenti domestici e allo stalking. Senza dimenticare il decreto legge 93 del 2013 sul femminicidio.
In settant’anni di vita repubblicana, la condizione delle donne italiane è migliorata, questo è indubbio. Tuttavia, il nostro Paese è ancora lontano dal raggiungere la piena parità dei sessi, le battaglie delle donne non sono ancora finite, in quanto bisogna riuscire a raggiungere quella parità prevista dall’art. 37 della Costituzione.

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