Da Pietrantonio sindaco illuminato allo tsunami di sagra paesana. Il declino di Benevento

Il più grande merito che ha avuto “il sindaco” Antonio Pietrantonio è stato quello di riuscire a sdoganarci da una mentalità provinciale per portarci passo dopo passo verso una crescita che fosse prima culturale e mentale e poi conseguentemente economica. E senza accorgercene, con sobrietà e discrezione ci siamo ritrovati a fine anni 80 a cavallo degli anni 90 città icona di cultura e servizi. Benevento con stile e dinamico decisionismo di un uomo e di una valida squadra di amministratori si affacciava con dignità nel panorama italiano divenendo meta di intellettuali , critici, attenti giornalisti, presenze culturali ed aristiche di livello. E come in un giardino, curato con passione e quotidiana dedizione, sbocciavano e crescevano tutt’ intorno realtà competitive e che garantivano economia al contesto: l università, la scuola allievi carabinieri, un nuovo tribunale,una nuova questura, una vera e propria Cittadella dell’ arma, nuovi teatri, una scuola di teatro, nuovi quartieri serviti da nuova viabilità, le banche aprivano i loro sportelli a Benevento, insomma una rinascita vera post bellica e post terremoto 80 che co confermava città in crescita nel contesto nazionale. E fu proprio in quegli anni che Benevento veniva ridisegnata da Zevi e Rossi, raccontata da Gregoretti, interpretata da artisti come Mario Martone e il nostrano Mimmo Paladino. Era una città che già immaginava candidature Unesco ed era protagonista con il suo meraviglioso teatro romano di prime serata su Rai uno. Benevento era in fieri ed esplodeva ogni giorno vieppiù grazie alla sapiente guida di un uomo illuminato e lungimirante. Non basterebbero fiumi di inchiostro e pagine social per raccontare quante chicche e valore aggiunto Pietrantonio diede alla nostra città dove io testimone muovevo i primi passi in un giornalismo criticamente obiettivo ed attento all’ evoluzione del contesto. E di quel disegno ancor oggi restano segni tangibili a tracce indelebili che non poco hanno aiutato ed aiutano chi governa o perlomeno dovrebbe farlo. Perché oggi uno tsunami nazional popolare da pseudo sagra della pannocchia si è abbattuto su Benevento, distruggendo non solo quanto costruito con fatica e sacrificio, ma addirittura ipotecando il futuro e compromettendo ogni forma di sviluppo. La città è ferma, paralizzata da incapacità e disamministrazione e chi la guida è non illuminato e lungimirante ma corto di vedute e provinciale tanto da averla trasformata in un personale feudo pullulante di nani e ballerine del peggior avanspettacolo che trovano nella poltrona solo bieco piacere personale condito da sottocultura, approssimazione, incapacità di avere una prospettiva. Insomma si naviga a vista senza mete e programmi ma solo con arroganza, presunzione ed il peggiore dei provincialismi possibili. Risultato? Una città che arretra in ogni dove.
VITTORIA PRINCIPE

author