Il Direttore: ” Riflessioni post ferragostane”.

Vittoria Principe

Quando si tende alla crescita, alla evoluzione, allo sviluppo di un contesto di qualunque natura, in genere si promuove ed utilizza la competenza, ma, soprattutto, ci si avvale della professionalità di specialisti nei vari campi. Non per creare settori avulsi tra loro, ma per riempire di contenuti i vari ambiti e poi generare interazione tra essi per arrivare allo sviluppo agognato. Questa premessa esprime chiaramente il nostro pensiero: non crediamo nel “tuttologo”, quanto piuttosto nello “specialista”, cioè, come recita il vocabolario della lingua italiana, “chi detiene conoscenze o abilità relative a un determinato settore scientifico, tecnico, professionale ecc”. Ma, purtroppo, mentre il nord Italia avanza in tutti i settori proprio per l’utilizzo di “specialisti”, per lo più provenienti dal sud, qui da noi, con il prevalere della logica clientelare dell’utilizzo dell’amico dell’ amico, si fa sempre più a meno della specialistica a vantaggio del tuttologo di turno saccente ed arrogante e molto spesso anche incompetente ed arruffone. Della serie tutto fumo e niente arrosto. Ed allora accade che, il saputello nelle grazie del politico di turno, si ritrovi ad essere direttore artistico di rassegne, siamo nel fondamentale campo della cultura, di spessore, qualificate e storiche, con predecessori illustri e, parimenti, gestisca, sempre nella veste di direttore artistico, pur lodevoli iniziative ma, dal sapore fortemente paesano condito dai profumi di sagra. Della serie da Città Spettacolo alla sagra del Tartufo … passando per il Natale ed il formaggio pecorino. Tutto ciò non produce, a nostro modesto avviso, cultura e sviluppo, ma solo una pacchiana insalata di riso che ha l’effetto boomerang, generando una arrogante ed improduttiva sottocultura.
( Foto web )

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