La riflessione di Esther Buonanno

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C è poco da commentare quando dallo scrivere emergono emozioni forti. E soprattutto quando sono argomenti che investono sociale e diritti negati. Ed ancora una volta Esther Buonanno vi riesce mirabilmente.

Il direttore

 

“Cronaca di una morte annunciata”

Cairo, ottobre 2017,concerto dei Mashrou’Leila, una giovane donna espone una bandiera arcobaleno. Qualcuno le scatta una foto: capelli corti, sbarazzina, un sorriso pieno, che esprime tutto il suo orgoglio e la sua felicità nell’ aver dichiarato al mondo il suo vero sentire. Niente di eccezionale in molti paesi occidentali ma una vera liberazione in un paese, l’Egitto, in cui si è ancora perseguitati per il proprio orientamento sessuale.
Arrestata, torturata brutalmente, viene rilasciata su cauzione solo grazie all’intervento della comunità internazionale e dopo pochi mesi si trasferisce, per paura di un nuovo arresto, a Toronto.
Come da lei stessa dichiarato non si riprenderà mai da quella ferita lacerante fino ad arrivare, il 14 giugno c.m., a togliersi la vita.
“A te mondo, sei stato ingiusto con me, ma ti perdono”. Sì “ti perdono”; una ragazza a cui l’ottusità e l’ignoranza bieca ha tolto tutto, anche quel sorriso, durato il tempo di un concerto, trova la forza di perdonare i suoi aguzzini ma non di vivere.
La notizia ha fatto il giro di tutti i TG del mondo ma non ha provocato, almeno in Italia, quella indignazione e quella condanna pubblica che mi sarei aspettata.
Cara Sara aveva fatto più rumore il tuo sorriso, tanto da portare al tuo arresto, che non la tua drammatica morte.
Trattasi però solo apparentemente di “suicidio”, sarebbe meglio parlare di morte postuma “come conseguenza di altro delitto”, perché quei giorni di violenze hanno lasciato nel tuo animo una ferita aperta, sanguinante che alla fine ti ha spenta. Di te io voglio ricordare le braccia verso l’alto ed un sorriso meravigliosamente contagioso.

 

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