Palazzo Mosti, quadriglia di periferia.

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A Benevento troppo spesso, succede che si passi da uno schieramento all’altro come un bus di città.  Una porta girevole. Lo “scuorno politico” imperversa nella politica locale.

Neanche il clima di Coronavirus, con le restrizioni in casa, che ognuno di noi ha subito per circa due mesi, ha portato al sano e giusto percorso politico da compiere. Quel percorso basato sulla lealtà, sulla coerenza, sulle convinzioni e sulle sane e giuste idee da portare avanti. Sono solo balletti per rivendicazioni di natura personale.  Non c’è alcun senso del rispetto civico, dell’ amore per la città. Sono personaggi  anonimi della politica, che, sfruttato per un attimo le debolezze elettorali di una comunità che credeva in un cambiamento, ma che poi si è ritrovata  di fatto con uno sfacelo in ogni campo, ha votato questi personaggi che, mai in passato, hanno dimostrato quel desiderio di occuparsi della res pubblica, ma che hanno valorizzato il parentato, le amicizie e tutto ciò che ruota nel proprio entourage professionale. Persone che, nel marasma generale, che oramai vive  Palazzo Mosti, stanno mettendo in campo il più “becero agire politico”, cambiando schieramento a tutto spiano, creando nuovi gruppi finalizzati solo  ad  un maggiore e personale potere di contrattazione con i leader del palazzo. In altri tempi, se pur vi erano passaggi politici, essi avvenivano dopo riflessioni, confronti, motivazioni serie e concrete. Qui avviene solo con lo scopo di ottenere qualche strapuntino più alto.  “Nullità politiche”, condite di arroganza e presunzione. E come avrebbe detto il grande Totò “ allo scuorno non c’è mai fine”. E siamo certi che non finisce qui, con i “tre dell’apocalisse” che ballano da una parte e l’altra senza capire che, così facendo, i cittadini, i giovani si posizioneranno sempre più lontani dal contesto politico.  E che addirittura in altri ambiti presumono di indirizzare e formare le nuove generazioni. Ma ci chiediamo con questo esempio? E per giustificare sete di potere personale, parlano di rilancio dell’economia, tessuto produttivo, commerciale e artigianale,  un patto di consultazione sui temi strategici per la città . Ma sono solo  finte giustificazioni  che hanno indotto il trio delle meraviglie a cambiare casacca. Ma quale patto strategico e consultazione, una sola consultazione li attende quella elettorale dove si spera saranno  definitivamente rispediti da dove venuti. Con l auspicio  che i cittadini comprendano il grande bluff.

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