Un buon libro per superare Covid. Le sfide di Maria Pia Selvaggio direttore editoriale di Edizioni2000diciassette

L’arte come forma terapeutica, sperimentata in molti Paesi del mondo. La cultura come momento di crescita e rilassamento. Un buon libro, in questi tempi difficili per riuscire a superarli. Ma la contraddizione purtroppo parla di una forte crisi dell’editoria, aggravata dal coronavirus e la chiusura delle librerie.

Ed in tutto questo, tra avvilimento e speranze future, cosa ne pensano gli editori? C’è chi non si scoraggia ed addirittura rilancia con iniziative editoriali, proprio per superare il momento. E’ il caso della direttrice editoriale di Edizioni2000diassette, Maria Pia Selvaggio, con la quale abbiamo condiviso qualche riflessione sul settore e sull’importanza del libro.

Con covid 19 l’editoria già in crisi , con la ulteriore chiusura dei punti vendita, rischia davvero grosso. Che tipo di appello sente di lanciare?

“Il paradosso che stiamo vivendo noi piccoli editori è quello di girare in tondo, senza arrivare da nessuna parte, pur facendo uno sforzo enorme. È questo ciò che si prova a lavorare coi libri durante la crisi del Covid-19. Se alcuni settori sono completamente fermi, noi viviamo nell’incubo dell’incompletezza, poichè la filiera del libro è teoricamente funzionante tranne gli ultimi due comparti: la distribuzione e le librerie.  A mio parere uno scollamento dalla realtà si è percepito soprattutto nella paradossale retorica mediatica del «restare a casa, sì, ma a leggere un libro», proprio mentre si chiudevano le librerie, poiché considerate non “beni di prima necessità” rispetto, ad esempio, alle profumerie, nulla togliendo alla pulizia personale.  Credo che la riflessione sul mercato editoriale dovrà essere affrontata, una volta superata l’emergenza, con un coinvolgimento tra editori e librerie indipendenti, autori e lavoratori, per una partenza comune, ovviando alla diseguaglianza poichè non tutti si avvantaggiano degli stessi benefici. I grandi gruppi editoriali, la distribuzione e le librerie di catena subiranno meno il contraccolpo ed il dubbio che proveranno ad approfittare della situazione intensificando i meccanismi per loro vantaggiosi è legittimo. Sul fronte del lavoro i grandi editori procederanno probabilmente a licenziamenti, tagli ai collaboratori, ed esternalizzazioni. Sul fronte del mercato inonderanno ancora di più le librerie con uscite spesso di dubbia qualità, cercando di togliere il più possibile ai piccoli editori qualsiasi quota anche minima di mercato. La gestione dell’emergenza coronavirus non ha fatto che accelerare derive in atto da tempo ed è quindi il momento di ripensare seriamente al modo in cui si fa e diffonde la cultura in Italia. Dobbiamo tenere presente che in Italia, più della metà di popolazione non legge nemmeno un libro all’anno, ma seppure volesse approfittare di questo periodo di costrizione e disagio per farlo, non avrebbe avuto un punto di riferimento, ed avendo poca dimestichezza con la lettura incontrerebbe molte difficoltà a orientarsi negli sterminati store come Amazon. Il conforto di un suggerimento avrebbe generato fiducia e più facile acquisto, altresì lo stesso, disorientato dal “troppo”, si potrebbe trasformare in un ancora più convinto “non lettore”.

Il presidente dell’associazione italiana editori, Riccardo Franco Levi ha al proposito ha lanciato un appello al governo “accendete un faro che salvi il nostro mondo”. Se la sente di condividerlo.

“Approvo in senso assoluto la richiesta fatta al governo dal presidente Franco Levi.  A complicare il quadro poco comodo dell’editoria italiana è sopraggiunta l’emergenza coronavirus, che obbliga il mondo del libro ad affrontare criticità maggiori. Le aziende editoriali devono essere messe in condizione di conoscere al più presto la decorrenza delle nuove norme, che dovrebbero entrare in vigore non prima di settembre per consentire a tutta la filiera del libro di affrontare la difficile situazione.  L’appello da lui fatto è frutto di un’iniziativa che si rivolge al governo, auspicando una risposta positiva a un problema reale per un settore fondamentale che occupa milioni di persone. Non chiediamo altro che avere il tempo di attrezzarci per i cambiamenti, come accadrebbe per qualsiasi settore industriale. Il settore soffre le conseguenze del blocco delle attività sociali nelle regioni colpite le presentazioni di libri sono sospese, le promozioni sono ferme, e vi è anche un regresso dell’attività produttiva. Soprattutto noi piccoli editori rischieremmo il tracollo nei prossimi mesi. Senza un adeguato aiuto e senza i mezzi di promozione anche a livello territoriale verremo completamente stritolati dai grandi gruppi, perdendo l’afflato, la sensibilità e l’emotività necessari per facilitare lo sviluppo della cultura della “lettura

In tutto questo, 2 donne hanno avuto un gran coraggio: Elisabetta Sgarbi, che con la Nave di Teseo, lo scorso 23 marzo ha lanciato la biografia di Woody Allen e lei che, con edizioni2000diciassette, ha lanciato questo impegno antologico. Ce ne può parlare. Come è al momento la partecipazione. Mi risulta che c è entusiasmo e condivisione per l iniziativa

” A porte chiuse” nasce dal desiderio di alleviare e far deporre, attraverso la scrittura, le angosce e le paure di questo tristissimo periodo. Il concorso, completamente gratuito, attraverso la tecnica del “racconto breve”, racchiuderà le storie ed emozioni, dando voce alla sensibilizzazione ed al contenimento della solitudine, in questo momento così particolare della storia dell’umanità, afflitta da una pandemia che in molti casi non ha dato scampo.

L’arte, da sempre, ha costituito un balsamo alle ferite della vita e la scrittura ha fatto sì che si depositassero scorie e frammenti dolorosi o felici. Serberemo, insieme ai nostri autori, accanto alla ripresa vitale, il ricordo di questi giorni carichi di solitudine, ma anche di riflessioni e calore familiare e nazionale. La casa editrice non poteva esimersi dal raccogliere, in uno scrigno da custodire, le storie di vita vissuta e farne letteratura d’impegno civile ed umano. A soli quindici giorni dalla diffusione del concorso: “A porte chiuse” alla redazione sono arrivate proposte da tutta Italia ed alcune anche dall’estero, l’ultima dalla Columbia, di un autore colombiano, che ha voluto dimostrare così la sua vicinanza ed il suo affetto al popolo italiano. Il curatore del progetto, lo scrittore Angelo Salvione, insieme allo staff, lavorano incessantemente, da casa, affinché tutto si svolga in maniera limpida ed obiettiva.  Ma già a pandemia in atto, nel mese di marzo la casa editrice ha pubblicato due lavori letterari di grande valenza, che non sono potuti essere presentati al pubblico, ma che stanno riscuotendo un enorme successo. Da circa due anni la casa editrice si sta occupando delle “fragilità”, dando ampio spazio agli autori che attraverso la scrittura si rendono portavoce dei disagi sociali in un mondo sempre più veloce e disattento. L’ultima opera in catalogo” Lo specchio delle brame” della scrittrice Fiorella Ricciardi non ha visto ancora la luce attraverso una degna e meritata presentazione sul territorio, così come “Oltre i confini della speranza” dell’autrice Chiara Paciello. Abbiamo lavori che aspettano tempi migliori e siamo fiduciosi che questa sospensione gelatinosa possa finire prestissimo.

Bompiani, Guglielmi e Carofiglio hanno detto: “dateci pane per i nostri denti spirituali. Non di sola tachipirina vive l’ uomo”.

“Parafrasando e continuando la “missione”, a suon di esergo, di Bompiani, Guglielmi e Carofiglio, a promozione e sensibilizzazione del libro e della lettura, cito dalla “lettera agli artisti” di Giovanni Paolo II del 4 aprile 1999: ” Oh Dio, agli artisti affidi di rivelare lo splendore del tuo volto e delle tue parole”. Un compito arduo quello di divulgare cultura, pregno di sacrifici e lotte. E come in tutte le cose, sono i più deboli a lottare di più. Faccio appello a che i politici non dimentichino la media e piccola editoria, i medi e piccoli librai, che con il loro lavorio faticoso ed incessante, danno pane allo spirito e “tachipirina” alla mente”.

Comunque, quali le sue sfide future?

“Mi piace citare sempre la mia terra il “Sannio”, quando sono coinvolta in prima persona,  per sottolineare che anche da piccoli e periferici territori possono nascere perle letterarie, così com’è accaduto in passato. La finalità della casa editrice 2000diciassette dalla sua nascita ad oggi ha come scopo la diffusione della cultura letteraria dal Sannio e nel Sannio e con questa tenace filosofia, insieme alle eccellenti professionalità che cooperano incessantemente, abbiamo raggiunto un numero soddisfacente di autori sanniti, nazionali ed internazionali. L’ultima sfida è rappresentata dalla nascita della collana ” Ruah”, per la sensibilizzazione della spiritualità nella ricerca di se stessi. Un percorso duro, sempre al limite e difficile. Usciremo da questa pandemia, ritorneremo a abbracciarci; torneremo alla vita frenetica di sempre e mi auguro con qualcosa di nuovo in tasca, oltre al portafoglio… un buon libro, magari targato 2000diciassette

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