Vittoria Principe: mancate verifiche, Gesesa e Mastella dimettetevi.

Acqua contaminata. E’ un dramma per la comunità. Mastella, GESESA e l’intera amministrazione dovrebbero dimettersi”.

Dopo l’allarme lanciato dall’associazione Altrabenevento sulle acque contaminate dal tetracloroetilene e dopo che per mesi nessuno ha dato risposte esaustive, oggi spunta da un esame dell’ARPAC, anche la presenza del bromodiclorometano, sostanza rilevata essere presente dai valori doppi. Il Bromodiclorometano, bisogna ricordarlo è un composto potenzialmente cancerogeno, e qui da quanto afferma l’ARPAC le concentrazioni sono doppie rispetto alla Soglia di Contaminazione. La soglia di tolleranza è di 0,17 microgrammi/litro nel caso di specie ve ne sono 0,37, quindi più del doppio. L’ ingestione di questa sostanza provoca effetti dannosi su reni e fegato, divenendo per l’uomo potenziale cancerogeno. E’ una situazione, senza voler creare o procurare allarmi inutili, che va affrontata con la massima urgenza, senza perdere tempo, la salute dei cittadini viene prima di tutto. Non va trascurato il dato allarmante che ci dicono che i casi di cancro sono aumentati notevolmente. E ci chiediamo, la GESESA quali criteri utilizza per i rilevamenti sulle acque. Stante la situazione è di una gravità incredibile quanto accade. Si perde tempo in stucchevoli passerelle politiche per illuminare dei monumenti in perfetto accordo tra amministrazione e Gesesa, vedi, Obelisco Egizio, Arco di Traiano, Sant’ilario, trascurando cose serie come verificare le condizioni di salubrità delle acque. Non si può essere così disinteressati e sordi al richiamo della salute. La voglia di arrivare, di raggiungere ogni traguardo politico, mette in ultimo piano la salute dei cittadini. In un altro stato le amministrazioni e l’ente che gestisce il bene pubblico si sarebbero già dimesse, qui, con il silenzio assordante, sperano che tutto passi sotto traccia. L’incapacità di amministrare è talmente chiara dopo tre anni che non possiamo che sperare che il calendario giri velocemente per arrivare alla fine “dell’assedio politico”.

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