Vittoria Principe#AvantiDonne”Pari Opportunità per una società migliore”.

“Quando, oltre 2 anni fa, entrai a far parte della commissione regionale Pari Opportunità come esperta, ero ingenuamente convinta che la padronanza delle forme concettuali in materia, mi avrebbe consentito di fare chissà cosa. Gli studi portati avanti negli anni, ad iniziare dalla laurea in Giurisprudenza, approfondimenti e altro, mi incoraggiavano in questo benevolo ed ingenuo pensiero. Ma, ben presto, mi sono scontrata con una realtà che, se concettualmente mi era chiara, nei fatti rappresenta un mare immenso. Pari opportunità: rimozione di ostacolo che si frappone fra un soggetto e la realizzazione del proprio diritto. Recita la normativa in materia, sancita ulteriormente, per uomo/donna, all’art. 51 della Costituzione. La parità, cioè essere uguali senza alcuna differenza di sorta. Ma, quanti diritti vengono calpestati quotidianamente, quante parità disattese e lacerate nella disuguaglianza, non solo pratica ma, soprattutto culturale, di una società ancora carica di tanti pregiudizi? Ed allora, ho compreso che pari opportunità è un concetto diffuso e penetrante che non solo riguarda il genere uomo donna, ma rimanda a tutte le fasce deboli: minori, disabili, anziani, extracomunitari, LGBT, religioni. E, nelle categorie delle diversità da rimuovere, vi sono sottocategorie ancora più radicate e prive di tutela perché addirittura sconosciute. Quasi come delle malate rare. E quindi ho capito che l’impegno è arduo e complesso con una miriade di sfaccettature dalle quali non si può prescindere. Primo passo: conoscere le differenze e disuguaglianze. Secondo: contrastarle e sanzionarle con leggi, normative ed istituti in continua evoluzione ed adeguamento (territori, Regioni, Stato, Europa, mondo). Ma, soprattutto, oggi intendo le Pari Opportunità come una missione. Un cammino un po’ messianico di concetti che sfociano in un unico obiettivo: la diffusione della Cultura del Rispetto. Laddove essa c è, ci sono pari opportunità e società migliori che rendono leggi, servizi e comportamenti giusti. Un lavoro capillare e certosino, per il quale servono buone pratiche, informazione, coraggio della denuncia, operatività, educazione culturale ad hoc, ma anche simbolismi forti che possano scuotere coscienze ed accendere riflettori ed attenzione. Penso alla violenza sulle donne, ai femminicidi e quindi al 25 novembre, alle panchine e scarpe rosse, agli alberi piantati, alle intitolazioni, agli edifici simbolo illuminati di rosso. Ma, ho anche compreso che questo ultimo aspetto è si importante, ma non può esaurire in se l’impegno di una comunità o di chi preposto alla tutela ed attuazione delle pari opportunità. Quest’ultima non si esaurisce nel mese di novembre, ma è un lavoro costante. A partire dalla famiglia, dalla scuola, dalle parrocchie, da tutti consessi civici e culturali. Il RISPETTO. Parola chiave, parola d ordine e solo così non ci saranno più discriminazioni di sorta, ne violenze. Se un uomo rispetta la propria donna, la violenza non attecchisce. E se una donna comprende, per gli altri e per se stessa, il rispetto, non legherà mai la sua vita ad un uomo crudele, violento, psicologicamente dominante. I casi estremi, a tut i livelli, ci saranno sempre, ma tante differenze verranno forse cancellate o, quantomeno, ridotte. Per questo e con forza, rimarco che le pari opportunità sono un elemento imprescindibile per la società civile e mi auguro che, dopo la frenetica e molteplice attività simbolica di questi giorni di novembre, si passi anche a dare sostanza al proprio impegno in materia, ognuno di noi per la propria parte ed in sinergia. Non è mai abbastanza …”

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