Lettera a Babbo Natale: “Portaci come DONO, una città SOSTENIBILE”.

L’espressione mobilità sostenibile indica delle modalità di spostamento (e in generale un sistema di mobilità urbana) in grado di diminuire gli impatti ambientali, sociali ed economici generati dai veicoli privati e cioè: inquinamento atmosferico e
le emissioni di gas serra; inquinamento acustico; congestione stradale; incidentalità; degrado delle aree urbane (causato dallo spazio occupato dagli autoveicoli a scapito dei pedoni); consumo di territorio (causato dalla realizzazione delle strade e infrastrutture); costi degli spostamenti (sia a carico della comunità sia del singolo).
Insomma un ragionamento serio basato su vere e proprie politiche che uniscano e sintetizzino tematiche ambientali con quelle della mobilità, per arrivare ad una migliore vivibilità per i cittadini. E Benevento per dimensioni e modello urbanistico
(nucleo storico centrale e quartieri satellite con periferie costituite da contrade ricche di “verde”) potrebbe, più di ogni altra cittadina campana, realizzare mobilità sostenibile e quindi maggiore vivibilità. Ed invece si procede a tentoni, per ordinanze, spacchettando deleghe per creare prebende politiche (assessore all’ambiente e delegato al verde), senza mai fare un ragionamento serio sulle politiche di sviluppo di una città. Un miglioramento sostenibile, orientato anche alla diminuzione dei disagi nello spostamento per i disabili a cui deve essere garantito di vivere gli spazi e i luoghi della città.
Oggi le conseguenze ambientali e sociali che derivano da una mobilità urbana poco efficiente, diventano problemi comuni coi quali abbiamo imparato a convivere con rassegnazione aspettando una soluzione e rimedi efficaci.
Nelle ultime settimane abbiamo avuto dei giorni di interruzione della circolazione a causa dello sforamento dei limiti di Pm10, ai quali abbiamo risposto semplicemente aggirando l’ostacolo, cioè cambiando percorso, una furba scorciatoia che non ha inciso minimamente sulle nostre abitudini di mobilità, in nome di un bene comune che avrebbe dovuto essere il ripristino della vivibilità e della qualità dell’aria. Interventi alla spicciolata, inconcludenti, inefficaci e forse dannosi per alcuni (vedi commercianti) che non intervengono sulla mobilità urbana,
contrastando in maniera ragionata e risolutiva sulla tendenza degli abitanti a essere dipendenti dalle vetture private con mirati interventi di promozione e sensibilizzazione al mezzo pubblico.
Per le prospettive future di mobilità urbana a Benevento bisognerà intervenire su: razionalizzazione della circolazione, riorganizzazione della sosta e dei parcheggi,​ ma, soprattutto, insistendo su una cultura di mobilità pubblica che è espressione di civiltà.
La modernità di una cittadinanza si esprime anche sulla rinuncia alla vettura privata a favore del mezzo pubblico e della bicicletta, in nome di una migliore qualità dell’aria e della vivibilità urbana. E dove ogni singola azione “politica” che riguarda il trasporto deve inserirsi in un contesto di azioni tra loro coordinate e coese, che non tralasciano anche la distribuzione e logistica – laddove si dovrà intervenire sugli orari
di carico e scarico delle merci – sorretto da una vera cultura della mobilità pubblica.
Il furgoncino in doppia fila, la sfilza di automobili in doppia fila, le vetture parcheggiate sulla fermata dell’autobus, non sono più giustificabili perché si preferisce risparmiare il parcheggio a pagamento. Sono espressione di una totale mancanza di senso civico, comportamenti non isolati né occasionali, ma sempre più
reiterati, persino socialmente accettati, quando invece dovrebbero essere scoraggiati e non certo con una semplice sanzione.
Mobilità sostenibile significa, dunque, dare alle persone la possibilità di spostarsi in libertà, comunicare e stabilire relazioni senza mai perdere di vista l’aspetto umano e quello ambientale, oggi come in futuro.
A questo dovrebbe mirare una Amministrazione “illuminata”

FOTO WEB.

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