Opposizione a Palazzo Mosti, gruppi Pd e Del Vecchio: Palazzo Mosti non è di proprietà di Mastella.

Ormai è più che evidente che l’atteggiamento dispotico di Mastella stia creando tensioni e divaricazioni nella maggioranza che sostiene il sindaco. Sono diversi i consiglieri che lamentano la mancata condivisione delle scelte strategiche, la totale assenza di partecipazione, l’inutilità del lavoro nelle Commissioni, da cui scaturiscono atti di indirizzo che non vengono mai presi in considerazione. Questo genera un senso di frustrazione e di impotenza che li fa sentire superflui, quasi inutili, senza alcun margine di manovra. Non tutti (anzi, per la verità quasi nessuno) hanno l’ardire di sviscerare pubblicamente questo malessere. Preferiscono sfogarsi in silenzio, nel chiuso di una stanza, per il timore che qualcuno li ascolti. Quei pochi impavidi che hanno la forza di ribellarsi invece, pagano a caro prezzo l’ammutinamento. O subiscono defenestrazioni e pubbliche delegittimazioni, oppure finiscono vittime di attacchi premeditati (dai loro stessi colleghi) e colpi bassi ben assestati. Non se la passano meglio gli assessori, tre dei quali già epurati per ragioni che nulla hanno a che vedere con le rispettive capacità amministrative. Le due donne avevano solamente osato contraddirlo, ed è bastato questo al sindaco per dar loro il benservito. Gli altri componenti della Giunta vivono quindi nel terrore del siluramento e si ritrovano con un’autonomia decisionale fortemente limitata: riescono infatti ad incidere un minimo solo sulla gestione spicciola. Anche in occasione dell’ultimo Consiglio comunale tutti i presenti hanno avuto modo di assistere all’ennesimo diverbio tra componenti della maggioranza. Uno scambio d’opinioni dai toni accesi e violenti. Alcuni consiglieri che manifestavano un disagio nel corso della dichiarazione di voto, sono stati accusati di lesa maestà e sono stati
subito aggrediti verbalmente dai pasdaran mastelliani, ovvero i colleghi dell’ala più oltranzista, quelli che venerano il primo cittadino al punto da perdonargli qualsiasi scivolone. Il loro silenzio sulle vicende più spinose è eloquente. Non una parola sulla mensa chiusa, sul degrado e la sporcizia in cui versa la città, sui ripetuti attacchi agli spazi sociali, sui problemi legati all’occupazione, sulla crisi del commercio. Ma soprattutto non una parola, da questi moralisti della prima ora, sul nominificio che è diventato il Comune di Benevento, camera di compensazione per trombati e amici del cerchio magico. Solo tre donne hanno saputo reagire ed opporsi ad una simile gestione della cosa pubblica. La Pedà, la Ingaldi e la Mazzoni: amministratrici che non si sono piegate al volere del signorotto ed hanno avuto il coraggio sfidarlo. E che – mentre tutti gli altri assistono inermi al suo show – hanno fatto capire a Mastella, il democratico che si è scordato cos’è la democrazia, che Palazzo Mosti non è di sua proprietà.
*Gruppi consiliari Pd e Del Vecchio Sindaco*

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